sabato 14 dicembre 2013

17 maniere di pregare senza averne l'aria

Utili a coloro che sono disperati dal dovere di pregare.


1
Camminare in lungo e in largo
in una chiesa romanica, bella, abbastanza grande
Saint Philibert de Tournus per esempio
o una chiesa gotica
Chartres, Reims, Bourges
o barocca, come la Wieskirche
e non pensare a niente
niente di niente
lasciar errare lo sguardo
lasciar cantare la pietra
lasciare che il luogo dica
ed andarsene, dopo un po’,
senza alcuna fretta.


2

Leggere un libro dal pensiero vigoroso
con un forte desiderio della verità
senza avidità di sapere
senza la pretesa di disputare
ma per gusto, per amore della verità
Aprire la porta profonda
ad ogni pensiero che arriva
e lasciarlo giacere in pace
fino a che esso venga a portare il suo frutto.

3
Aprire la sacra Scrittura
aprire soltanto il Libro
e cominciare a fantasticare
inventare un libro proprio
raccontarsi delle storie
lasciar smuovere i propri vecchi miti
di crudeltà, di trionfo, di sensualità, di disperazione,
d’amore, di carità con il perfetto narcisismo di quelle cose là
e leggere, nel testo,
due parole.

4
Esprimere un’invocazione del padre Nostro
una sola,
una sola volta.

5
Affliggersi di non pregare
gemere interiormente tutto il giorno d’essere incapace
della minima invocazione
la minima lettura
neanche del vangelo
d’essere là freddo, arido, assente
e felice altrimenti
senza Dio, senza Cristo, senza tutto questo
e soffrirne
e decidere infine di rimettersi in proposito a Dio
ed attendere, al di fuori di ogni pensiero.

6
Dormire
con il cuore che veglia.

7
Come un bambino, dire delle cose a Dio
preghiera, supplica, rabbia o tenerezza
rimpianto o giubilo
sfugge
nemmeno ci se ne accorge
se non a posteriori, qualche volta.
Colui che parla così in noi è il bambino
sempre all’aurora della vita
ingenuo come la volontà divina.

8
Chiacchierare del più e del meno
e improvvisamente
capita – mio Dio – senza volerlo
che ci si metta a parlare dell’essenziale
la vita, la morte, l’avvenire dell’umanità
l’amore, la verità
forse Dio, o forse no,
la religione cristiana, i grandi cammini dell’uomo.
Se ne parla gli uni agli altri, senza astio,
senza polemica, senza vili passioni, solo perché ciò è più importante di tutto il resto
e che se ne parli così poco spesso
e nella conversazione colui che in Gesù Cristo
lascia passare qualcosa dell’Annuncio
non tanto perché vi si creda obbligato
quanto perché egli è così, è in lui,
la sua parola porta la Parola
e capita che qualcuno ascolti
e il fondo del cuore è aperto.

9
Aprire la Sacra Scrittura
ed ecco!
Essa non è un libro, non è il Libro,
è il luogo della Parola che si intende al di là dei termini
sogno senza sogno a margine del testo nel suo contesto
risonanza che attraversa tutte le barriere della vita
fontana la cui sorgente è invisibile
pensieri, immagini, parole
movimenti sobri del cuore
la Lettera è necessaria
lo spirito va
perché il senso della Scrittura, è la vita salva.

10
Desiderare, desiderare disperatamente
desiderare fino al dolore e allo sconforto
fino al grande vuoto amaro
desiderare che sia altrimenti
desiderare la fine delle crudeltà
delle pazzie, della stupidità, dell’abietto,
desiderare l’allegria, la luce, la tenerezza
avere così fame, così sete
di un mondo diverso
e di essere diverso.

11
Scrivere
per piacere, per gusto, per capire
scrivere per ascoltare ciò che il rumore ordinario copre o ingarbuglia
compreso il rumore delle parole
Lavare le parole finché siano
del tutto pure e smussate e lisce
o andare per le strade frequentate
o anche rifare, rifare indefinitamente
per avvicinare un po’ più ciò che manca e insiste
scrivere per andare verso il punto là-giù
che comunica con l’al-di-sopra e l’al-di-qua di tutte le parole.

12
Ascoltare la musica
La Messa in si minore di Johann Sebastian Bach per esempio
specialmente Incarnatus, Crucifixus, Resurrexit
o qualche altra cosa
non necessariamente musica religiosa
ma ascoltare in profondità
ascoltare il canto del nuovo Orfeo presente
in tutta la musica umana
incarnazione, crocifissione, giubilo
Se possibile, cantare e suonare uno strumento,
è ancora meglio!

13
Starsene in pace
che è l’armonia delle potenze
al di là (certo) del turbinio
al di là dell’astensione serena
al di là dell’abbandono volontario degli eroi
nell’armonia delle potenze
coincidente con la più umile umiltà
così, nel mediocre dei giorni
senza elevatezza, senza sapere e qualche volta senza grazia.

14
Uscire dalla chiesa
abbandonare la celebrazione
perché non la si sopporta più
perché non vi si può più rimanere
a causa dell’intensità ed altezza eccessive
di ciò che si ritiene vi si faccia
in contrasto con il penoso fallimento della realtà di fatto
uscire senza scandalo, senza contestazione, con tristezza
e il desiderio persistente che si risolleva
come? come?
la luce del grande poema in cui si inaugurano tutte le cose.

15
Dubitare, dubitare intensamente di Dio
cosa, vi sarebbe un Dio buono e onnipotente
con tutta questa crudeltà nella natura
con l’infernale crudeltà umana
i bambini che muoiono di fame, gli sfruttati,
le nevrosi, i degenerati, gli alcolisti, tutti i rifiuti umani?
Bella, l’immagine di Dio!
E cos’è Dio
se non la piccola idea elaborata
sul pianeta dove siamo
niente, in seno all’universo risplendente
verso delle dimensioni inimmaginabili
Obiezioni, obiezioni, agonia di Dio
nel cuore dell’uomo di fede.
Egli ha risposto cento volte, ma si tratta di assenza
Povero Dio agonizzante
come il suo Verbo, identico a Lui, nell’orto degli ulivi
quando i suoi migliori amici dormivano...
Non è dunque cosa da poco vegliare con lui. Nella sua agonia.

16
Né le immagini, né il testo,
né il luogo né l’ora
né la parola che sorge dal cuore
né la ripetizione stanca e attenta
nemmeno il silenzio
ma semplicemente il reale
terribilmente reale e piatto, le cose, la superficie
la conversazione senza fine
gli impegni, il tempo libero,
mangiare, sognare, dormire
e la sofferenza intollerabile, indicibile
talmente dolorosa che non ne si soffre più
la nuda attesa di quello che deve venire al mondo
perché sia in terra così come in cielo.

17
Lavorare con le proprie mani
alle faccende domestiche, al cucito,
al proprio lavoro, al bricolage
e far tacere la radio ed ogni brusio interiore
ascoltare ciò che parla senza parole
mentre le mani si tengono occupate
ed occupano la superficie dell’anima.
Oppure, guidare un’automobile
molto disteso, attento, placido
mentre questa occupazione lascia libero
un pensiero senza pensiero
che germoglia da altrove.

(Cahiers pour croire aujourd'hui. Novembre 1993, n° 131)

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