sabato 14 dicembre 2013

Invito al pensiero di Maurice Bellet/8. Il Dio perverso

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Fil 2,5-8

Dio di pace, libertà, misericordia, Dio tenero, dolce, materno, ma anche folle e selvaggio: Bellet non ha risparmiato epiteti al Dio “di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Eppure l’ossimorico “Dio perverso” sembra davvero troppo forte: come può essere perverso il Dio che, fin dall’inizio, non ha parlato all’uomo che d’Amore?

Molti sperimentano Dio come amore: nella gioia della presenza dell’altro, nel piacere di andare incontro al nuovo giorno, così, senza motivo, solo perché è nuovo, nel gusto di veder vivere e crescere tutto ciò che si ha intorno. Ma non per tutti è così: per altri, quello stesso Dio che si è donato tutto all’uomo, fino a dargli la vita del suo Figlio, pretende che l’uomo si doni tutto a Lui, esige che il suo amore venga ricambiato con un amore altrettanto perfetto, dietro la minaccia della dannazione eterna. Castigo irreparabile a cui non sono destinati solo i malvagi, ma tutti coloro che ricambiano l’amore di Dio con una dedizione meno che totale: Dio, che dà all’uomo tutto se stesso, chiede all’uomo tutto se stesso. Per amare Dio, l’uomo deve rinunciare alla sua stessa vita.
Ecco che l’amore si trasforma in una gabbia, Dio in un carceriere sadico, l’uomo in una vittima impotente la cui vita non ha senso. Bellet mostra il funzionamento del meccanismo tramite il quale all’interno del cristianesimo è stato possibile stravolgere in modo così radicale il volto della divinità rendendola perversa. La radice della perversione si trova in quel cristianesimo “dottrinario” e “disciplinare” (cfr. “Invito al pensiero di Bellet/1”, giugno 2008) che ha preteso di assicurare – tramite un sistema che la irrigidisce – la vita stessa; questo tipo di cristianesimo ha sostituito il Vangelo, lieta novella, con un insieme inflessibile di prescrizioni, abitudini e costrizioni che sembrano le sole in grado di conferirgli consistenza nella realtà: «l’errore sta nel cominciare con: “Si deve”» (p. V).
Si fa così l’ingresso nella “contraddizione cristiana”. Da un lato, esaltazione dell’amore, della grazia del dono ricevuto e donato: ama e fa’ ciò che vuoi! (Agostino); dall’altro, repressione, colpevolizzazione, sistema che toglie all’uomo la gioia di vivere e maledice il suo piacere: la legge dell’amore è peggiore di ogni legge, perché «l’amore sa imprigionare meglio d’ogni altra cosa» (p. 35). Chi non ne ha mai fatto l’esperienza personale, chi non conosce quanto possa essere schiacciante il peso di un simile amore, non può capire la portata del problema e anzi tenderà a rifiutare un simile discorso come qualcosa d’altri tempi, o come il frutto dell’immaginazione di pochi: «a chi non è malato, l’amarezza della medicina risulta insopportabile» (p. II). A costoro, i “normali”, che credono di essersi liberati di tutto ciò, Bellet propone un esperimento interessante: laddove parlare di Dio incontra la noia e il disinteresse dei più, provare a parlare del Dio perverso; subito l’interesse rinascerà (p. 19).
Le Dieu pervers, scritto nel 1979, è un caposaldo dell’opera di Bellet, purtroppo non ancora tradotto in italiano (la traduzione di un piccolo brano è leggibile sul sito italiano ufficiale del filosofo: www.mauricebellet.it, nella sezione “Opere in francese”). Nell’ambito della scarsissima letteratura sull’autore, si segnala qui il libro di Francesca Dossi, Passaggio fra le acque, che dedica più di 200 pagine all’analisi di alcune opere di Bellet ed affronta da vicino l’icona del “Dio perverso”. In chiusura, non si può eludere la domanda: una volta incontrato il Dio perverso, ci si può liberare di lui? La risposta di Bellet è che, se il Dio amore può rovesciarsi, trasformandosi nel Dio perverso, è possibile anche che questo Dio-mostro appaia come lo snaturamento, lo sfiguramento dell’Amore, e che «a strapparsi a questa terribile inversione appaia in maniera chiara e folgorante la verità dell’amore» (p. IX). Può darsi che il Dio perverso appaia allora come una terribile, forse la più terribile, costruzione dell’uomo. Nulla è impossibile a Dio.

(«l’Altrapagina», marzo 2009)

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